30.4.06

*ALCUNE RICETTE DI TAPAS O PINCHOS

Non faccio più il blog per divertirmi. Una non fa nemmeno in tempo a sistemare il loghetto sulla colonna laterale che subito salta la comare Graziella con la tipica frase del fine settimana: "Che fai, non produci?". E, come se non bastasse, arriva Remy (di sicuro in un momento in cui Kat non lo teneva d'occhio) e mi chiede se ho intenzione di lasciare lí a muffire ancora per molto il post precedente... Ma allora è una congiura per farmi marcare il cartellino postifero anche durante il fine settimana! E, dulcis in fundo, ci mancava solo che Lalla chiedesse se non avevo intenzione di postare le ricette delle tapas o pinchos... Insomma, alla fine mi son sentita un verme.
Ecco le ricette. E domani posto di nuovo, vi avverto.

SALMOREJO CON VENTRESCA DE ATÚN

Il salmorejo è una crema di pomodoro tipica di Cordova, ed è una delle tapas più tipiche di ogni bar andaluso che si rispetti (sí, le tapas possono essere anche liquide). Normalmente viene servita con pezzettini di prosciutto e con uovo sodo, come si vede nella foto, ma in questo caso viene proposta con pezzetti di ventresca di tonno. E' un anticipo del gazpacho che ho promesso a Jazzer e una ricetta per la mia amica Serena, grande degustatrice di salmorejo.

Per 4 persone:

  • 300 gr di pane con la mollica abbastanza dura
  • 500 gr di pomodori maturi
  • 80 gr di ventresca di tonno in olio d'oliva
  • 1 uovo
  • 1 spicchio d'aglio
  • olio e.v.o.
  • aceto di Jerez
  • sale

Togliere la crosta al pane, tagliare la mollica a pezzetti ed inumidirli con un po' d'acqua.

Strizzare la mollica e mescolarla con il pomodoro(senza semi e sbucciato), l'uovo, lo spicchio d'aglio, l'olio, il sale ed un po' d'aceto di Jerez.

Tritare fino ad ottenere una crema consistente. Rettificare di sale e aceto e lasciar raffreddare in frigo per tre ore.

Distribuire la crema in coppette individuali, spargervi sopra delle briciole di ventresca di tonno e terminare con un filo di olio e.v.o.

*****


BRANDADA DE BACALAO CON HUEVO ESCALFADO

La brandada de bacalao è una crema di baccalà tipica della cucina catalana, da spalmare su fette di pane casereccio croccante chiamate tostas (detto tra noi e senza voler ferire la suscettibilità dei catalani, nella cucina veneziana storica, fin dai tempo del doge Andrea Grimani esistono versioni di brandada di baccalà...). Qui è proposta con l'uovo affogato al posto del pane.

Per 4 persone:

  • 150 gr di baccalà dissalato
  • 3 patate bollite
  • 4 uova
  • 1 spicchio d'aglio
  • olio e.v.o.
  • sale in scaglie

Mettere il baccalà in una pentola, coprirlo di acqua fredda e portarlo a ebollizione. Toglierlo dal fuoco poco prima che inizi a bollire e lasciarlo riposare nell'acqua per 15 minuti. Scolarlo e sminuzzarlo.

Tritare le patate bollite assieme al baccalà e lo spicchio d'aglio, che dovrà essere prima dorato in una padella con un po' d'olio d'oliva. Ottenere una crema consistente.

Tagliare quattro pezzi di cellophane grandi, ungerli nel mezzo con olio d'oliva ed aprire ogni uovo su un pezzo di cellophane. Chiudere il cellophane formando un sacchettino e cuocere per 5 minuti in abbondante acqua bollente.

Mettere un po' di brandada su un piatto piccolo, disporvi sopra l'uovo e condire con un po' di sale in scaglie.

*****

CROQUETAS DE CALAMARES EN SU TINTA

Le crocchette sono un piatto simbolo di riciclaggio di avanzi in tutta la cucina spagnola tradizionale. Si fanno con gli avanzi del lesso, del pesce, del pollo e chi più ne ha più ne metta. Queste sono di lusso, con i calamari con il nero (en su tinta, del loro colore, letteralmente).

Per 4 persone:

  • 100 gr di calamari già cotti col loro nero
  • 1 cucchiaio di burro
  • 30 cl di latte
  • 2 cucchiai di farina
  • 1 uovo
  • pan grattato
  • olio e.v.o.
  • noce moscata
  • sale e pepe

Togliere i calamari dal nero e tritarli. Il nero invece bisogna farlo restringere bollendolo un po'.

Legare una salsina sciogliendo il burro e aggiungedo la farina e poi il latte, senza smettere di mescolare con una frusta. Condire con un pizzico di noce moscata ed aggiungere i calamari. Mescolare e cuocere altri 5 minuti a fiamma bassa.

Aggiungere il nero, mescolare e poi passare ad un vassoio largo e basso. Coprire con uno strofinaccio e lasciare raffreddare.

Formare crocchette non troppo grandi (vedi foto), immergerle nell'uovo sbattuto ed il pan grattato e friggere in abbondante olio e.v.o. caldo.

*****


TOSTAS DE GAMBAS AL AJILLO

I crostini di gamberi all'aglio (un'esagerazione di aglio, ovviamente), sono dedicati alla comare Terry, che farebbe una coppia d'oro con la signora Tommasa, grande esperta in questa materia. Non indicati in caso di vita sociale intensa. Nemmeno in caso di vita matrimoniale (più o meno intensa).

Per 4 persone:

  • 2 fette di pan carré
  • 60 gr di code di gambero
  • 1 spicchio d'aglio
  • 1 pezzettino di peperoncino piccante
  • 2 cucchiaini di mayonese
  • olio e.v.o.
  • sale

Togliere la corteccia al pan carré e tostarlo (meglio in una padella con un pizzico d'olio). Tagliarlo in diagonale e metterci sopra la mayonese affinché si sciolga col calore del pane.

Affettare l'aglio e dorarlo con il peperoncino in 5 cucchiai d'olio e.v.o.; filtrare l'olio non appena l'aglio sarà dorato.Salare le code di gambero e friggerele a fuoco vivace nell'olio filtrato, fino a che cambieranno di colore. Ritirarle con una schiumarola e distribuirle sul pane caldo.

*****

E adesso, se permettete, vado a prendere qualche pincho al bar, è l'ora perfetta.

27.4.06

*PINCHOS Y TAPAS



Da tempo volevo dedicare un post a questa peculiarità della cucina spagnola, che per me è ormai cosí familiare, ma che lascia sbalordito qualsiasi visitante straniero che mette piede in un bar, qui dalle nostre parti. A Salamanca c'è un bar per ogni 100 abitanti; molti sono famosi in tutta la Spagna ed appaiono nelle guide turistiche più rinomate, come "El café de Chinitas" della zona di Van Dyck, la classica "zona de pinchos" della città o "El bambú", nel cuore della Plaza Mayor. Il concetto di bar che abbiamo in Italia è limitativo se lo applichiamo a quell'impressionante spettacolo che è "la hora del pincho", a partire dalle 12.00, qui in Spagna.


Lo è ancora di più quando abbiamo la fortuna di addentraci, per esempio, in un bar della zona storica di San Sebastián, nel nord, nei Paesi Baschi, dove il pincho diventa pintxo (secondo la grafia basca), e questa forma di assaggino o boccone(per poterlo definire in qualche modo con un vocabolo italiano) diventa cucina in miniatura o, addirittura, alta cucina in piccole porzioni.

Quel che è certo è che, a base di pinchos, uno può riccamente pranzare per pochi euro, in modo veloce, una specie di fast-food in senso letterale, non spregiativo, che diventa un festival culinario, giacché ogni boccone è un piatto diverso.

Nel nord il pintxo attinge abbondantemente dalla fonte straordinaria del pesce, dalle alici del Mar Cantábrico, al tonno, al baccalà, su una base di pane croccante chiamato "tosta"...


Qui da noi, nel centro, il pintxo diventa pincho, e si predilige quello a base di maiale iberico...


Nel sud il pincho diventa tapa e si ispira alla cucina popolare...

Il grande classico delle 12.00 è sempre e comunque il "pincho de tortilla con una caña", cioè l'assaggio della tipica frittata di patate con una birra alla spina ghiacciata...

Sicuramente, una forma di cultura.

Una delle tante, non convenzionali, del mio paese adottivo.

*CANNELLA'S BAZAAR



A grande, sfrenata richiesta, ecco la foto del famoso stampo del cinese. La pubblicazione di tale foto coincide con la creazione del nuovo servizio di vendita on-line cannybay.com.
Lo stampo è disponibile in tre misure, 22, 26 e 28 cm, al prezzo, rispettivamente, di 2,50, 2,75 e 3 euriii, pagamento anche in comode rate mensili.
E questo è il primo lotto.

Il secondo invece non è in vendita su cannybay.com, ma c'è la possibilità di ottenerlo in una futura asta da Sotheby's o Christie's. Si tratta del mobiletto delle farine, composto di ben otto cassetti aerati per evitare l'apparizione di spiacevoli farfalline, amorevolmente dipinto a mano dall'uomo senza testa.



Il terzo ed ultimo lotto, dedicato alla comare Graziella è, evidentemente, il samovar polacco, e questo spero davvero che non ci sia la solita persona in giro a dire che l'ha già postato lei ancor prima che inventassero il microonde. Questo però non è in vendita, nonostante le succulente offerte già ricevute...


DI TUTTO CUORE:

Visto che sono sempre di buonumore e non mi va affatto di farmelo rannuvolare da certe personcine che mi stanno facendo saltare la mosca al naso, come si dice a Padova, ovvero me están tocando las narices, come si dice a Salamanca (e potrei scrivere la stessa espressione CORRETTAMENTE in altre tre lingue, in caso il messaggio non fosse pervenuto per problemi di comprensione linguistica), il nuovo loghetto qui a fianco dice chiaramente quali sono le intenzioni di questo blog. A buon intenditor...

FACCIO IL BLOG PER DIVERTIRMI

(e soprattutto rispetto gli altri)

26.4.06

*PANE AL VINO, per M.d.P


Mentre una cerca di districarsi con la madre di Berso (non quella biologica, ci mancherebbe!), bisognerà pure metter qualcosa sotto i denti...
E cosí, per tociàre il lardo (poco, per la verità) rimasto nel piatto con la ricetta precedente, ho sfornato questo pane. Il segreto sta nello stampo che ho comprato dal cinese, un inno alla globalizzazione (prima o poi arriverà anche il cous-cous fine ;)).
Tratto da Bread Machine Cookbook, di Beth Hensperger.
Programma Impasto.
- 1 e 1/8 tazze d'acqua
- 1/2 tazza di vino bianco secco
- 3 cucchiai di olio e.v.o.
- 600 grammi di farina
- 2 cucchiaini di sale
- 2 cucchiaini di lievito secco oppure 20 gr di lievito fresco (in questo caso sciolto nell'acqua tiepida)
Alla fine del programma, versare l'impasto nello stampo (che se non è del cinese non darà gli stessi risultati), foderato di carta forno oppure imburrato, cospargere la superficie con un velo di olio e.v.o. e lavorarla con la punta delle dita.
Lasciare lievitare nel forno caldo a 50º e poi spento per circa 45 minuti.
Cuocere nel forno a 200º fino a che la superficie sarà dorata/rossiccia.

Oltre allo stampo del cinese, tenere sempre il lardo a mano.

24.4.06

*PASTA DEL CONTADINO CON ASPARAGI E LARDO CROCCANTE


Oggi qui è lunedí di pasquetta, per cui tutta Salamanca è in campagna a mangiarsi el hornazo . Io invece, che sono un'italiana all'estero di quelle proprio toste e perfino molto coglione, in un giorno dedicato alla tradizione gastronomica salmantina mi faccio due uova di pasta fatta in casa, con questa ricettina del mese di aprile della rivista Sale&Pepe. La rivista diceva che fossero maltagliati; io invece ho fatto la pasta del contadino perché non avevo ancora provato la trafila.

E mentre ero lí che doravo il lardo d'Arnad DOP (con tutte le sue belle proprietà organolettiche in regola ;)), comprato all'aeroporto di Venezia insieme alla mia comare Terry (bei momenti, eh?io e te davanti al frigo del lardo...), pensavo a Kat (a Remy no, perché gli voglio troppo bene e so che il lardo d'Arnad gli fa male ;-P).

La mia pasta del contadino. Lo strofinaccio è per Zora e Lizzy. Bisogna guardarlo bene

Per la pasta, dose per 4 persone:

  • 300 gr di farina 00
  • 3 uova
  • sale

Per il sugo, per 4 persone:

  • 400 gr di asparagi (io li ho usati selvatici)
  • un cuore di sedano
  • 100 gr di lardo affettato
  • 2 pomodori maturi e sodi
  • 4 cucchiai d'olio
  • sale
  • pepe nero in grani

Pulire e cuocere gli asparagi (io li ho scottati e lasciati al dente).

Togliere ai pomodori la pelle ed i semi e tagliarli a listarelle.

Rosolare gli asparagi nell'olio, aggiungere il pomodoro e cuocere per qualche minuto.

Nel frattempo, rosolare il lardo tagliato a pezzetti, aggiungere il sedano e , quando la pasta sarà cotta, saltarla nel sugo di asparagi, aggiungervi il lardo e macinarvi sopra 6-7 grani di pepe nero.

20.4.06

*LA MIA CUCINA


Rispondo qui ad un invito fattomi dall'amica Olla Suiza a far vedere la mia portentosa cucina. Una cosa è dirlo, e un'altra è farlo, perché la cucina ha una forma strana (deve avere pure un certo nome geometrico, ma vista la mia ignoranza in materia non me ne ricordo), quindi per far le foto ho dovuto assumere praticamente tutte le posizioni del Kamasutra... Da notare che per aumentare la luce (oggi il tempo è molto nuvoloso) ho aperto porta e finestra, per cui immagino che tutto il vicinato (oltre alla signora Tommasa, voglio dire) avrà osservato lo strano rito. Vabbè, un'altra "stranezza" della straniera!
Comunque è un reportage degno di Vogue, me lo dico da sola!

Graziella, lo so che muori dalla voglia di fare altrettanto...

19.4.06

*MENÙ COMPLETO

A Remy una parte del post di ieri sembrava "dietetica".
Per me ogni sua parola è Bibbia, per cui mi sono affrettata a riempire i piatti.
IL RISOTTO COI GAMBERONI E LE ZUCCHINE
Con le teste dei gamberoni (langostinos) ho fatto un bel brodo, poi ho fatto saltare le zucchine a rondelle in poco olio ed un trito di aglio e prezzemolo, ho aggiunto i gamberoni cotti, li ho sfumati col cognac ed ho cotto il riso.
IL SALMONE IN UMIDO CON LE OLIVE E GLI ODORI

Le olive non si vedono, perché questa è una vecchia foto del blog spagnolo e qui non le avevo messe.Prima faccio cuocere parzialmente il sugo, coi pelati, un po' d'aglio, olio, burro, peperoncino, basilico, origano,timo e olive nere, tutto a freddo. Poi aggiungo il salmone e completo la cottura nel forno.

I PANINI ALLO YOGURTH

Per "tociàre" bene tutto il sugo, made in Gennarino


ESPÁRRAGOS TRIGUEROS

I nostri asparagi selvatici, semplicemente bolliti 9 minuti e poi conditi con Olio Petrarca, pepe e sale.

LA CROSTATA DI RICOTTA E PEPITE DI CIOCCOLATO

Una frolla con taaaanto burro ed un ripieno morbido morbido. Una delle mie preferite.


Non so se adesso sembra ancora dietetica la cosa.... ;)))))

17.4.06

*AMICI AMICI

In questi giorni siamo stati in quattro: sono venuti a trovarci degli AMICI. Per il resoconto dell'incontro, lasciamo che i nostri quattro piatti parlino da soli...

Sopra:Pane e iberici

Sotto: La tavola di Pasqua (prima)

12.4.06

*LA SETTIMANA SANTA SALMANTINA



La settimana santa di Salamanca è iniziata con l'entusiasmo di sempre. Gli alberghi completi da lunedí, la temperatura sotto zero al mattino ma col sole, lo spirito di una tradizione religiosa vecchia di 500 anni che pervade le vie del centro.
Le parrocchie della città sono organizzate il confraternite (cofradías), che vegliano per mantenere viva la tradizione della processione e si occupano durante tutto l'anno dello stato di conservazione delle sculture lignee di gran valore che adornano i catafalchi processionali.
Ieri sera, alle 21.15, come ogni martedí santo è toccato il turno alla confraternita universitaria, le cui immagini in legno sono il Cristo della Luce (fine del XVII secolo) e Nostra Signora della Saggezza (XVI secolo).

El Cristo de la Luz y Nuestra Señora de la Sabiduría

La processione della confraternita universitaria è la più austera della città; i confratelli vestono un semplice saio nero con cappuccio e portano sandali di corda. In spalla, una croce di legno. Nemmeno i fiori sul catafalco sono troppo pomposi.

Il percorso del catafalco e della confraternita per le vie della città dura quasi tre ore; il momento più emozionante della processione avviene quando la comitiva si ferma di fronte alla facciata dell'edificio storico dell'università per rinnovare ogni anno la "promessa del silenzio", l'atto che contraddistingue questa confraternita. Nella piazzetta con la statua di Fray Luis de León, un sacerdote della parrocchia universitaria benedice le immagini, mentre un rappresentante del Rettore fa un breve discorso. Subito dopo cala il silenzio.


La promesa del silencio. Hermandad Universitaria. Patio de Escuelas Menores.Foto de Óscar García

Il mio prode marito, per una questione personale che non ha a che fare con la religione, tutti gli anni da quando si è laureato, svolge il compito di "hermano de carga" (fratello di carico) nella confraternita universitaria. Questo vuol dire che nella foto che mostro qui sopra, lui è collocato SOTTO il catafalco che porta le immagini. Non è una posizione comoda, ve lo assicuro, e il catafalco pesa circa una tonnellata; portarlo a spasso per tre ore non è uno scherzo, ne danno fede le sue spalle flagellate alla fine del percorso.

Essendo io una fredda donna del nord, questo tipo di fervore religioso, con tutte le sue manifestazioni estetiche, non mi piace proprio per niente, anzi, mi fa accapponare la pelle. L'ho visto in diretta una sola volta, la prima e l'ultima. Da allora aspetto pazientemente in casa il ritorno dell'eroe.

Ma di cosa si ciba l'eroe prima di intraprendere tale sforzo titanico?

Paninozzo di lombo e peperoni

Bocadillo de lomo con pimientos

E dopo? Tanto per andare sul magro quaresimale...

Cocido

Per ulteriori immagini ed informazioni sulla settimana santa di Salamanca, cliccare qui, qui, qui e qui.

Buona Pasqua a tutti! Io sono occupatissima coi massaggi di Lasonil all'eroe.

11.4.06

*GELATO al cioccolato bianco, nut& crisp e alla liquirizia


Mentre il consorte porta il cristo universitario in processione, ne approfitto per accendere il Gelataio Simac e farmi un paio di gelati. Sí, perché il consorte è un uomo sensibile e non sopporta né il rumore dell'aspirapolvere, né quello del Gelataio. Ringrazio fin d'ora coloro che sono in possesso di un modello più recente di Gelataio e vorranno informarmi sui livelli di inquinamento acustico che i nuovi apparecchi producono, perché a parte le fisse del coniuge, devo riconoscere che non resisto nemmeno io a far più di due gelati senza dovermi poi prendere tre aspirine per il mal di testa...
Terry, guardare e non toccare, eh????
Per mezzo chilo di gelato al cioccolato bianco e nut&crisp:
  • 125 gr di cioccolato bianco, nt&crisp, reperibile presso i supermercati Lidl che, come dice Simona, hanno tante cose "strane"
  • 100 gr di zucchero
  • 150 gr di latte intero
  • 250 gr di panna
  • 2 cucchiai di maraschino (che sia Luxardo, mi raccomando!)

Dividere a pezzetti il cioccolato e farlo fondere in un po' di latte. Lasciare raffreddare; mescolare il latte rimasto con lo zucchero e la panna, aggiungere il maraschino e la crema di cioccolato orami raffreddata e preparare il gelato.

Per mantecare il gelato, se non si dispone del prezioso Gelataio, consiglio di seguire il metodo Fiordizucca.

Per mezzo chilo di gelato alla liquirizia:

  • 30 gr di liquirizia purissima
  • 200 gr di latte
  • 120 gr di zucchero
  • 250 gr di panna
  • 2 cucchiai di cognac

Sciogliere la liquirizia assieme al latte ed allo zucchero, a bagnomaria. Lasciare raffreddare, filtrare ed unire la panna. Mescolare bene, aggiungere il cognac e preparare il gelato.

8.4.06

*MUFFINS DI PANE, per M.d.P.


Non è un'illusione ottica; sembra pane fuori, ma quando lo apri è spugnoso come un muffin. Non ci credevo, come San Tommaso (o era Santa Tommasa?), finché non ci ho messo il naso. E l'ho pure cotto nei pirottini, come se fosse un muffin. La ricetta è per la Macchina del Pane (MdP), per cui non garantisco il risultato se fatto a mano. Dedicato al rientro dell'amica di Alice .
E visto che ci sono, vi informo del fatto che ho fatto il Meme di Simona e l'ho messo qui.
E visto che ci sono, vi informo anche del fatto che ho fatto pure i panini allo yogurth di Gennarino degli Scribacchini; invito le varie comari a farli, sono troppo goduriosi!
E visto che ci sono, vi informo del fatto che ho messo altri due logotipi sulla colonna di destra, simbolo di altri due clubs appena nati. La nascita del "Club delle Patate" la dedico con tutto l'affetto a Zora e la sua mamma, loro sanno il perché (e dal template di questo potente mezzo ringrazio con le lacrime agli occhi anche la Terry, che mi ha omaggiato con la mitica copia della rivista non appena sono scesa in suolo patrio; non lo dimenticherò mai!!!).
Ed ora la ricetta per circa 15/18 muffins di pane:
  • 250 gr di latte
  • 2 e 1/2 cucchiai d'olio
  • 1/2 cucchiaino di zucchero
  • 1/2 cucchiaino di sale
  • 350 gr di farina 00
  • 10 gr di lievito di birra

Sciogliere il lievito nel latte caldo; programma "Impasto". Dividere l'impasto in 15 parti uguali, su un piano da lavoro infarinato. Mettere le palline nei pirottini, avendo cura di oliare il fondo del pirottino stesso. Lasciar lievitare per mezz'ora in un luogo caldo. Cuocere a 190º per una ventina di minuti.

Ricetta tratta da "365 ricette per la Macchine del Pane", di Marzia Tacca, edizioni Thea.

7.4.06

*PASQUA, 1: POTAJE DE GARBANZOS Y BACALAO


DELLA SERIE: USI, COSTUMI E TRADIZIONI DELLA SETTIMANA SANTA DI SALAMANCA E DINTORNI
Nel '93 commisi l'errore di dire a mia suocera che mi era piaciuta questa minestra di ceci e baccalà, un piatto tipico della Quaresima non solo nella zona di Salamanca ma un po' in tutta la Spagna centrale. E cosí la Carmen, desiderosa di compiacere la nuora straniera appena atterrata in questi lidi, inizió a fare il potaje a Pasqua (2 volte a settimana, per giunta) e finí a Ferragosto, quando la sottoscritta, stremata dagli effetti collaterali dell'ingestione massiva di ceci, ebbe il coraggio di suggerire che magari col caldo era ora di passare a un cibo più leggero... Tra l'altro si poneva anche il problema linguistico, cioè come non ferire con un vocabolario di base l'orgoglio culinario della suocera?
Questa minestra sta sulle nostre tavole ogni venerdí in questo periodo e, scherzi a parte, è davvero buonissima.
Per circa 6/8 persone (dose di mia suocera, "fameja grossa"!):
  • 1/2 kg di ceci
  • 1/2 kg di spinaci
  • 125 gr di baccalà
  • 100 gr di cipolla tritata
  • 2 pomodori medi, maturi
  • 2 spicchi d'aglio
  • 1 foglia d'alloro
  • un ciuffo di prezzemolo
  • 3 cucchiaiate d'olio d'oliva (Il Petrarca, of course!)
  • 1 cucchiaiata di farina
  • 1 cucchiaino di polvere di peperoncino dolce (pimentón)
  • acqua
  • sale

Alla sera mettere in ammollo i ceci coperti con acqua tiepida ed un pizzico di sale.

Si mette in ammollo pure il baccalà.

In una pentola capiente si mette l'acqua (circa 2 litri e mezzo) abbastanza calda, si mettono i ceci tolti dall'ammollo, il baccalà tagliato in pezzi non troppo piccoli e senza togliergli la pelle, 1 spicchio d'aglio intero e l'alloro. Quando inizia a bollire si abbassa il fuoco e si lascia cuocere per circa 2 ore (dipende dal tipo di ceci).

Si puliscono gli spinaci e dopo le due ore di cottura dei ceci e baccalà si aggiungono alla pentola e si lascia cuocere per un'altra mezzora.

Si fa un trito col prezzemolo e l'altro spicchio d'aglio. In 3 cucchiaiata d'olio si soffrigge la cipolla fino a che diventa trasparente, si aggiunge la farina, il trito d'aglio e prezzemolo ed il peperoncino dolce. Si lascia cuocere 5 minuti e poi si aggiunge questo composto alla pentola coi ceci. Si rettifica di sale e si lascia cuocere per altri 15 minuti.

5.4.06

*MEME DEI TRE PERCHE'


Gli Scribacchini chiamano all'adunata? E io volo, ci mancherebbe. Avverto gli idealisti, gli specialisti, i romanticoni ed i metafisici che possono risparmiarsi la fatica di leggere, perché non c'è niente di tutto questo nelle mie risposte. Sono una donna pratica e materialista. Insomma, terra terra.
Perché questo mezzo:
Perché l'esigenza di fare questi blog (tutti) nasce dal fatto che la sottoscritta un bel giorno si è proprio stufata di scrivere ed inviare ricette e spiegazioni culinarie agli amici. Più che cucinare, mi piace mangiare in compagnia in casa; quasi ogni venerdí vengono amici, e puntualmente il lunedí successivo tutti mi chiedono la ricetta delle stagionatissime pennette alla vodka (questa è la Castiglia, mica New York, e per quanto gli anni passino -14 la settimana prossima- in questa terra continuo ad essere una persona esotica che mangia cose strane!). Cosí un lunedí ho detto esto no puede ser, cosí non si può andare avanti, e sono andata dall'Innominato, ho comprato la macchinetta digitale più in offerta del mercato (scommetto che non l'avreste mai detto, visti i sublimi risultati!), ed ho piazzato le pennette in un blog. Un metodo rapido, efficace, alla portata di tutto il mio entourage. Insomma, la vocazione non c'entra. Poi, siccome sono molto ma molto ordinata, ho visto che non potevo mescolare il pane ed i dolci con tutto il resto. Ed infine, quando gli amici italiani si sono lagnati del fatto che capivano solo i titoli ho pensato beh, in fondo cosa ci vuole a farli contenti, e cosí ho fatto la versione italiana. E cosí mi sono garantita dei lunedí tranquilli.
Questo argomento:In realtà avrei voluto parlare di sesso, libidine e perversione ma le richieste dei fans mi hanno scaraventata in cucina (ah ah ah ah!!). Il luogo comune dell'italiana sempre e solo alle prese con la pummarola mi ha fatto a pezzi gli schemi di vita.
Questo nome: Perché La Zuccheriera che ho scelto come simbolo del mio profilo ha una storia familiare di donne ai fornelli.
( E cosí ne ho approfittato per mostrare il mio giardino in fiore alle persone che mi vogliono bene e che per questo si prendono la briga di leggermi).

3.4.06

*TRECCIA RIPIENA DI RICOTTA E PRUGNE

Visto il panorama del fine settimana, ho deciso che la cosa più saggia a cui dedicarmi era la lievitazione, i cui risultati sono oltremodo graditi ad amici, parenti e vicini, che è l'ambito in cui più mi preme essere apprezzata.
E già che ci sono, ne approfitto, tra una foto ed una ricetta, per mandare un bacio al mio amato, che non è lontanissimo ma che comunque oggi è tornato al lavoro dopo le vacanze. Suonano i violini e gli uccellini fanno cip cip... alla facciaccia del bicarbonato di sodio!
Per la pasta:
  • 300 gr di farina "00"
  • 25 gr di lievito di birra
  • 120 gr di latte tiepido
  • 40 gr di zucchero
  • 50 gr di burro
  • 1 uovo
  • 1 bustina di vanillina
  • pangrattato q.b.

Per la farcia:

  • 300 gr di ricotta
  • 1 uovo
  • 3 cucchiai rasi di amido di mais
  • 50 gr di zucchero
  • 100 gr di prugne secche
  • 1 bicchierino di vino dolce per l'ammollo

Mettere in ammollo le prugne disossate e tagliete a pezzetti per alemo un paio d'ore.

In una ciotola, sciogliere il lievito nel latte con 50 gr di farina e 1 cucchiaio di zucchero. Mescolare, coprire e far lievitare per 30 minuti, fino a che non raddoppierà di volume.

Sciogliere il burro, unire l'uovo, lo zucchero restante, la vanillina, il lievitino ed il resto della farina. Lavorare la pasta e far lievitare per un'ora e mezza.

Per la farcia, amalgamare la ricotta, l'uovo, l'amido, lo zucchero e le prugne.

Stendere la pasta a rettangolo, dividerla in tre parti lasciando la parte superiore unita, quindi cospargere la striscia centrale con il pangrattato e distribuirvi sopra la farcia.

Intrecciare le strisce laterali cosí da coprire il ripieno. Cuocere in forno a 200º per 35 minuti circa.

DI TUTTO CUORE:

Questa ricetta è tratta, più o meno, dal secondo volume di "Oggi cucini tu", di Clerici e Moroni. La ricetta originale consigliava di usare 4 prugne fresche abbastanza grosse e non acquose, ma io sono allergica alla frutta fresca. Le mie prugne erano secche, al malto e biologiche, regalo della futura first lady . La ricetta si completava inoltre con una glassa fatta con limone e zucchero a velo, che ho omesso perché mi piace molto il sapore della ricotta al naturale o quasi.

*UN CUOCO ALLA DOCUMENTA


Non è che in Spagna esista solo Ferran Adrià dietro i fornelli, ma di sicuro è lui la personalità più poliedrica della nostra alta cucina.
La notizia è di ieri, la dà il quotidiano "El País". Racconta che Ferran Adrià è stato il primo chef a ricevere un invito dalla Documenta di Kassel, una delle fiere del mondo dell'arte più all'avanguardia del mondo. La prossima fiera si svolgerà in giugno del 2007, quindi ci sono ancora molti dettagli che dovremo conoscere, ma la partecipazione di Adrià è assicurata.
La Documenta si svolge ogni 4-5 anni nella città tedesca di Kassel, e l'invito ad Adrià, che non fa strettamente parte del mondo dell'arte contemporanea, è stato accolto con sorpresa.
Il direttore della Documenta ha spiegato cosí l'invito fatto ad Adrià: "Per diversi motivi rifiuto la differenza tra arte autonoma ed arte applicata, o tra materia e concetto. D'altra parte sappiamo che non tutti i quadri sono automaticamente opere d'arte. Nella precisione estrema di Adrià, l'accuratezza o, meglio, la sottile scelta che fa della materia si può riconoscere un tipo di trasformazione rivelatrice della materia stessa, che viene da un'esperienza artistica. La sfida sarà visualizzare e drammatizzare questo procedimento".
Da parte sua Adrià ha dichiarato:"Dimostreremo quanto è complesso il cibo, se si prende come qualcosa di creativo".
Ne vedremo delle belle.